Mini recensione: Bistrot Borgo 2.0, Subiaco

Un mesetto fa, poco prima di fare rafting a Subiaco, ci era venuto un certo languorino, tanto per cambiare!
Allora ci siamo fermati a pranzo in questo bistrot a due passi dall’Aniene e ne abbiamo approfittato per prendere qualcosa di light, che non ci avesse appesantito troppo prima di affrontare le gelide acque del fiume! Abbiamo tutti preso delle insalate e io ho preso questa – sorprendentemente – buona insalata di farro con salmone, rucola e zucchine. Se ricapito a Subiaco mi piacerebbe tornarci e provare il resto del menu che sembrava appetitoso.
Dovrebbero esserci locali così anche a Frosinone, dove poter fare un pranzo/una cena senza per forza abbuffarsi, ma potendo mangiare cibo salutare e gustoso allo stesso tempo.

 

Il locale Borgo 2.0 si trova a Subiaco in Via Baden Powell, a due passi dall’Aniene, e lo consiglio a tutti quelli che sono in zona, soprattutto se poi devono affrontare il rafting sul fiume… meglio stare leggeri!

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Buone paranze!

 

 

 

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Recensione agriturismo “Le Terre di Bac”, Terracina

Sono incappata nell’agriturismo “Le Terre di Bac”  un anno fa, così come mi succede sempre: totalmente per caso. Girovagavo su Tripadvisor alla ricerca di un ristorante a Terracina e di questo agriturismo mi colpirono in particolar modo le recensioni positive sull’atmosfera del locale e su Chiara, la chef, oltre che – ovviamente – sul cibo. Quella volta non riuscì ad andare, tuttavia sono rimasta a lungo con il pallino di cenare lì, e così questa estate ne ho approfittato!

Ho cenato presso “Le Terre di Bac” una domenica sera di metà Agosto, con molte aspettative e molte paure di vedere tali aspettative sgretolate, come succede quando si idealizza troppo qualcosa. Invece, la serata ha superato le mie aspettative e non sono rimasta affatto delusa. L’agriturismo si trova all’interno di una stradina non facilissima da raggiungere se non si conosce la zona, ma col navigatore non abbiamo avuto problemi.

La prima cosa che mi è saltata all’occhio leggendo i menu è l’originalità con cui vengono pensati ed eseguiti i piatti. Rimane il rispetto per gli ingredienti della tradizione, ma si nota subito un approccio moderno e non scontato. Ingredienti, poi, che sono tutti rigorosamente a Kilometro 0, dalla verdura alla carne.
Come prima cosa ci è stato servito il benvenuto dello chef: crema di ricotta al basilico, crostini di pane fritto e pomodorini. Già da questo assaggio abbiamo capito che la serata si prospettava interessante!
 
Il menu era tutto così invitante e non riuscendo a scegliere abbiamo optato per il menu degustazione: antipasto, primo e secondo – metà porzione di tutto – a 20€. Mai scelta fu più azzeccata!
Il primo piatto è stato l’antipasto misto:
– insalata di farro con mozzarella, pomodorini e rucola
– mini burger di tacchino con insalata e pomodoro
– mozzarellina avvolta nel prosciutto e cotta
– pacchero fritto con crema di ricotta e basilico
– fiore di zucca impanato e fritto
La cosa più sensata che mi viene da dire è: wow. Adesso sono curiosa di provare la versione intera!
Siamo poi passati al primo piatto, i fagottini alla carbonara. Come dice il nome, sono dei fagottini di pasta fresca ripieni di crema di (suppongo, perché non era specificato nel menu) pecorino e pepe, con guanciale croccante. Di questi ne avrei mangiati volentieri una porzione intera… o anche due!
Infine loro, il piatto che attendevo di più di tutti (anche se poi il mio preferito è rimasto senza dubbio il primo): le costolette in salsa barbecue.
Costolette di maiale in salsa barbecue con cavolo cappuccio di contorno.
Tutto a Km 0, sia la carne che la verdura. E la salsa barbecue fatta da loro era particolarissima, molto più saporita delle solite che si trovano in commercio.
L’unica cosa che non mi è piaciuta è stata proprio il cavolo come contorno, leggermente troppo salato. Ed il cavolo cappuccio è una delle mie verdure preferite, mi è dispiaciuto lasciarlo. Devo riconoscere l’accortezza della chef però, subito si è resa conto che avevamo lasciato tutto il cavolo nel piatto e ci ha fatto uno sconto sul conto.
Anche il caffè a fine pasto è stato poco convenzionale: gli zuccherini erano fatti da loro e si poteva scegliere tra zucchero normale, di canna o alla cannella. Io ho scelto quello normale perché cannella vada retro!
Si sarà capito che ho amato cenare in questo agriturismo, è stata un’esperienza particolare quella di immergersi nella cucina della chef e non vedo l’ora di tornarci al più presto. L’unica critica che posso fare a questo posto è che non è abbastanza vicino a casa mia!

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Buone paranze!

 

NB: tutte le opinioni espresse in questo articolo sono le mie, non sono stata contatta né pagata per pubblicizzare il locale.


Recensione: La Locanda del Birraio, Ferentino (Un anno dopo…)

È passato più di un anno dalla mia prima recensione a La Locanda del Birraio (che potete leggere qui) di Ferentino, e quante cose sono cambiate da allora! Ai tempi dell’articolo ero stata in questo locale solamente due volte, mentre adesso sono cliente abituale e ho provato gran parte del menù, quindi posso dare un’opinione ancora più precisa. Il locale stesso ha subìto un cambio di look, sia per quanto riguarda l’arredamento che il menu. Visti tutti questi cambiamenti, mi sembrava assolutamente necessario una recensione di aggiornamento per mostrare anche a voi tutte le ultime novità del locale!

Innanzitutto devo ammettere di aver tradito il mio panino del cuore, l’Amarillo, e di aver trovato tra i nuovi panini il mio nuovo preferito: il Mosaic!

Hamburger, guanciale croccante, cicoria ripassata e crema di formaggio che credo sia una delle creme più saporite che io abbia mai mangiato. Ne sono già dipendente!

I cambiamenti apportati al menu non hanno influito in maniera negativa, anzi sono state scelte intelligenti che hanno aiutato a esaltare gli ingredienti di ottima qualità.

Come vi accorgerete voi stessi dalle foto, una delle cose che è cambiata col nuovo menu è il pane utilizzato per fare i panini. Questo che viene usato attualmente è preparato fresco quotidianamente da Dolcemascolo, e si nota subito la differenza con quello precedente: morbido e saporito, si bilancia perfettamente con gli hamburger e le salse.

Un’altra novità di cui mi sono innamorata è il panitozzo, una “tasca” di pane che può contenere vari ripieni. Io ho provato quello salsiccia e broccoletti perché è una combinazione che adoro. E il panitozzo ha superato le mie aspettative. Non è una cosa che posso descrivere, quindi v’invito direttamente a provarlo. C’è anche la versione con polpette (che proverò quanto prima!) e quella con i peperoni.

Confermo, quindi, quello che dicevo nella prima recensione: se siete amanti dei panini e della birra artigianale questo è il locale che fa per voi! E come l’altra volta, vi rimando alla loro pagina Facebook!

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Buone paranze!

Le marmellate di Bratunac – Ritrovare la dignità dopo la guerra grazie al lavoro

Stamattina il risveglio è stato più dolce che mai.
Questa marmellata è stata prodotta dalle donne rifugiate di Bratunac e Srebrenica, grazie al progetto Marmellate di Bratunac della Cooperativa “Insieme”.

“È dalla volontà di uscire dall’incubo della guerra e ritornare alla propria terra che nasce questo vasetto, frutto del ricamo minuzioso, vaso per vaso, delle donne di Bratunac e Srebrenica. La dignità umana ritrovata attraverso il lavoro che unisce le persone e ricostruisce la pace.”

L’ho scoperta per caso alla Coop e mi sono innamorata non solo della storia, ma anche del sapore perché è ottima!

#CarbonaraDay: le 5 peggiori varianti della pasta alla Carbonara

La pasta alla carbonara è uno dei piatti più amati sia nel Lazio, dove è nata, che nel resto d’Italia. La sua preparazione richiede 6 semplici ingredienti: guanciale, pecorino romano, uova, pepe, sale e spaghetti. Un piatto gustoso e con pochi ingredienti che tutti possono fare a casa. E invece no! Secondo un rapporto dell’Accademia italiana della cucina, infatti, la carbonara è uno dei piatti più bistrattati al mondo. Sono un’infinità le versioni rivisitate che poco hanno di innovativo, ma tanto di sbagliato.

In occasione del #CarbonaraDay, vediamo quali sono le peggiori ricette proposte per questo gustosissimo piatto:

5. La panna

Un “classico” errore che si commette è quello di aggiungere la panna alle uova sbattute, per rendere la salsa più cremosa. In realtà, non solo appesantisce inutilmente un piatto già carico di suo, ma è anche inutile perché per rendere la salsa cremosa basta aggiungere dell’acqua di cottura durante la mantecatura.

4. Aglio e cipolla

Questa variante,  poco adatta per chi vorrebbe ancora mantenere una vita sociale dopo averla mangiata,  la si può trovare in particolar modo all’estero, dove aglio e cipolla vengono usati indiscriminatamente in qualsiasi pietanza.

3. I funghi

Una variante tutta spagnola prevede l’aggiunta di funghi champignon, oltre alle immancabili panna e cipolla. Perché? Ci piacerebbe saperlo. O forse anche no.

2. One-pot-Carbonara

Avrete sicuramente visto anche voi quelle video ricette chiamate “One-pot” in cui si cucina un piatto mettendo tutti gli ingredienti in una sola pentola. ha fatto scalpore qualche tempo fa la ricetta di un sito francese che proponeva le farfalle alla carobonara cuocendo in una pentola acqua (fredda), pasta, pancetta, e cipolla (!). A cottura ultimata veniva aggiunta la panna e poi un tuorlo d’uovo rigorosamente a crudo. Se avete uno stomaco forte, guardate pure voi stessi questa “carbonara” francese che tutto è, tranne che carbonara.  La Barilla ha prontamente, e giustamente, preso le distanze dal video.

1. I liofilizzati 

Il primo posto lo meritano sicuramente loro, i liofilizzati. Ebbene sì, in Germania e Francia (a cui non bastava la versione one-pot), è possibile trovare la pasta alla carbonara in versione liofilizzata. Basta aggiungere dell’acqua e cuocere per 5 minuti, et voilà! A discolpa di questi liofilizzati, possiamo dire che spesso vengono usati da chi fa trekking o dai campeggiatori, ma di certo la vera carbonara è tutt’altro!

Conoscete altre varianti della carbonara?

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Buone paranze! (E buon #CarbonaraDay!)

 

Ricetta e storia delle Zeppole di San Giuseppe

Storia delle Zeppole di San Giuseppe

Questa mattina, mentre facevo colazione con una morbidissima zeppola, mi sono chiesta: perché il 19 marzo si festeggia con le Zeppole di San Giuseppe? Da cosa è nata questa tradizione campana?

Così ho fatto una ricerca online, e su alcuni libri di cucina, e ho scoperto che sono due le leggende che solitamente vengono attribuite alla nascita di questo dolce campano:

  • La prima leggenda vuole che le zeppole risalgano ai tempi dell’antica Roma. Era consuetudine all’epoca festeggiare il 17 marzo le Liberalia, ovvero una celebrazione dedicata al dio della fecondità Liber Pater e alla sua consorte Libera. La festa era dedicata ai maschi diciassettenni che in tale occasione ricevevano la toga virilis, passando ufficialmente da puer ad adulti, e assumendo diritti e doveri dei cittadini romani. In tale occasione, le sacerdotesse di Liber vendevano delle frittelle a base di olio e miele, che sarebbero proprio le antenate delle nostre Zeppole.
  • La seconda leggenda, invece, vuole che la nascita delle zeppole si debba a San Giuseppe, che dopo la fuga in Egitto con Maria e Gesù si sarebbe messo a vendere frittelle per mantenere la sua famiglia. Ecco il motivo per cui le zeppole si preparerebbero proprio nel giorno a lui dedicato.

Quale delle due versioni sia la più veritiera probabilmente non lo sapremo mai. Per quanto riguarda, invece, la nascita delle zeppole moderne così come le conosciamo, pare che questa sia merito delle suore di un convento di Napoli (anche se non vi è la certezza su quale sia tale convento), che a partire dal 1700 hanno iniziato a cucinare tali prelibatezze.

L’unica cosa certe della storia delle zeppole di San Giuseppe è che il primo documento su cui troviamo la ricetta ufficiale è il trattato del 1837 “Cucina teorico-pratica” del Duca di Buonvicino Ippolito Cavalcanti.

Ricetta delle Zeppole di San Giuseppe

Ingredienti per l’impasto:

  • 250 gr di farina
  • 250 gr di acqua
  • 2 uova intere e 2 tuorli
  • sale

Per la decorazione:

  • amarene
  • crema pasticciera

Procedimento:

Mettete l’acqua a scaldare in un pentolino aggiungendo un pizzico di sale. Quando questa bolle, versate la farina e mescolate energicamente senza fermarvi mai, finché il composto non inizierà a staccarsi dalle pareti della pentola. Arrivati a questo punto, mettete l’impasto su un ripiano leggermente unto di olio e stendetelo con un mattarello. Aggiungete uno alla volta le uova e i rossi e lavorate la pasta finché morbida, poi lasciatela riposare per 30 minuti. Dopodiché mettete l’impasto in una sac a poche e formate una ciambella medio/piccola, che abbia al centro un piccolo buco. Adesso potete sceglierle se friggerle o farle al forno. Per friggerle, mettetele una alla volta in olio moderatamente caldo, poi quasi a fine cottura aumentate al massimo la fiamma, per dare alla zeppola la tipica doratura. Ricordatevi, dopo la cottura della zeppola, di abbassare nuovamente la fiamma e aspettare che la temperatura dell’olio sia scesa nuovamente prima di cuocere la zeppola successiva. Decorate infine con la crema pasticciera e le amarene.

 

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Buone paranze!

 

Ricetta: Spiedini di seitan e zucchine con salsa all’arancia, soia e zenzero

Da un po’ di tempo sto sperimentando con il seitan, per renderlo più saporito e magari migliorare un po’ la consistenza. Il seitan è un impasto di glutine di grano tenero, farro, o khorasan. Proprio per le sue alte quantità di glutine, i celiaci o gli intolleranti al glutine non possono assolutamente mangiarlo. Anche io non lo mangio spesso, lo compro di tanto in tanto per variare la mia dieta, e quando lo faccio mi piace sperimentare varie ricette 🙂 Per questa ringrazio marisa_85 che su Instagram mi aveva consigliato di far marinare il seitan nella salsa di soia! Prendendo spunto da questo, ho provato a fare un piatto dal sapore orientale.

Spiedini di seitan e zucchine con salsa all’arancia, soia e zenzero

Grado di difficoltà da 0 a Masterchef: 2
Costo totale: < 5 euro
Numero di ingredienti10

Ingredienti per 1 persona:

  • 1 porzione di seitan
  • 1 zucchina
  • salsa di soia qb
  • 1 arancia grande
  • zenzero in polvere
  • 1 cucchiaino di olio
  • degli spiedini di legno

Procedimento:

Tagliare il seitan e la zucchina a  cubetti, metterli in un piatto fondo o in una ciotolina a marinare con il succo di mezza arancia, un paio di cucchiaini di salsa di soia, e un cucchiaini di zenzero in polvere. Coprite e lasciate marinare per almeno 40/60 min. Dopodiché mettete un cucchiaino di olio in padella antiaderente e fare rosolare gli spiedini qualche secondo per lato. (Se avete una padella in pietra che non attacchi, potete evitare l’olio.)

Aggiungete poi in padella la marinatura usata in precedenza, e lasciate cuocere a fuoco medio/basso finché le zucchine non saranno morbide. Attenzione che la salsa di soia farà sì che la marinatura si riduca molto, per cui controllate spesso durante la cottura e in caso aggiungete il succo dell’altra metà di arancia e acqua. Se aggiungete il succo dell’arancia, ricordate anche di riequilibrare con le dosi di salsa di soia, altrimenti il piatto risulterà troppo dolce.

Non è un piatto difficile da realizzare, l’importante è equilibrare bene i sapori della salsa, aggiungendo soia o arancia/acqua in base ai vostri gusti.

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Recensione: “Patty & Bun” Frosinone

Recensione dell’hamburgeria gourmet “Patty & Bun”

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Per la seconda recensione sul blog (qui la prima) parlerò nuovamente di panini! Giuro che non mangio solo quelli, ma li apprezzo particolarmente e non è così facile come sembra trovare qualcuno che li sappia fare bene.

Da Patty & Bun non solo sanno fare i panini egregiamente, ma li fanno rispettando al massimo i prodotti e il territorio, scegliendo di rifornirsi da aziende locali certificate e producendo da soli le salse. Io sono assolutamente dipendente dalle loro salse (ketchup e maionese in particolare) fatte in casa, sono due salse molto delicate ed equilibrate, assolutamente migliori di alcune grandi marche.

patty-e-bunSono stata al locale diverse volte e ho assaggiato diversi loro panini, ma i miei preferiti in assoluto sono due, entrambi con hamburger di maiale: il Carbonaro e il Pork.

Il Carbonaro è una rivisitazione in chiave panino gourmet della carbonara: hamburger di maiale, salsa alla carbonara, cipolline dolci e guanciale croccante. Mangiando questo panino sembra davvero di star mangiando un’ottima carbonara! La salsa al pecorino è cremosissima e si sposa perfettamente col guanciale croccante.

Il Pork ha sempre hamburger di maiale all’interno, ma è condito con doppia pancetta, formaggio, senape e salsa barbecue. Questo panino ha un perfetto bilanciamento tra il piccante della senape e la dolcezza della salsa barbecue, unite dal doppio strato di bacon, sempre croccantissimo.

Altre note di merito che ha Patty & Bun sono le patate fritte non congelate e la vasta scelta di birre artigianali. Inoltre, invece della Coca Cola potrete trovare la Mole Cola, bevanda tutta made in Italy (a Torino, per la precisione) che non ha nulla da invidiare alla sua più famosa concorrente. Da Patty & Bun, dunque, zero multinazionali e tanto spazio alle aziende locali, medio-piccole.

Quale tra i due sia il mio panino preferito ancora non lo so, nel dubbio corro ad assaggiare anche tutti gli altri!

Patty & Bun si trova in Via Firenze 4, Frosinone.

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NB: tutte le opinioni espresse in questo articolo sono le mie, non sono stata né contatta né pagata per pubblicizzare il locale.